“Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrère (Einaudi)

Non avevo mai letto romanzi di Carrère, tranne Facciamo un gioco. Ho sentito parlare molto bene di Limonov, ma non me lo sono mai portato a casa. Complice la bancarella dell’usato vicino a casa mia, invece, ho visto questo libro esposto e mi son detta: proviamo.

Racconta, come promette il titolo, di vite che non sono la sua, ma in realtà lo sono. Racconta dello tsunami in Sri Lanka, racconta del cancro della cognata, racconta del suo amore con Hélène, la moglie. E di tante altre vite. Tutte vere, che ha vissuto.

E le racconta meravigliosamente. Ha una scrittura preziosa, Carrère, fatta di crudeltà e tenerezza insieme. Mi ha ricordato un pochino Hoeullebecq.

Il libro è molto, molto bello, a parte il lunghissimo capitolo centrale che a mio avviso è di una noia mortifera. Riguarda le società finanziare, i prestiti, l’usura. Interessante, eh, ma noiosissimo. Infatti confesso che a un certo punto mi son detta: perché soffrire? e sono passata al capitolo successivo. Dove ho ritrovato emozioni e poesia che hanno lenito il mio senso di colpa. 🙂

Il prossimo libro di Emmanuel Carrère che voglio assolutamente leggere è L’Avversario, di cui ho letto l’altro giorno su Repubblica. Una storia vera, in cui l’autore, un po’ come Truman Capote in A sangue freddo, ha lunghi colloqui con l’assassino, e racconta la sua storia, i suoi pensieri, con profondità e precisione.

Bravo, Carrère, mi sei piaciuto. Ci rivediamo tra poco. Oggi vengo a prenderti in libreria.

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