“Non dire cazzo” di Francesca Rimondi (Frassinelli)

Me l’hanno mandato l’altro giorno, questo libro, e confesso di aver pensato: uff, un altro mappazzone ironico sulle mamme.  Vabbe’, mal che vada – e andrà mal – lo abbandono.

E invece no. Perché sono stata subito stregata dalla scrittura. Francesca Rimondi scrive BENISSIMO. Sì, lo scrivo così, in un aggressivo maiuscolo, ci vuole tutto. Una scrittura brillante, ma anche emozionante, con un ritmo perfetto e tanta freschezza. Ma non la freschezza cialtrona che si incontra spesso: una freschezza curata ed elegante. E colta.

Brava, bravissima Francesca Rimondi.

Il libro racconta, sì, di figli piccoli e figli adolescenti, e lo fa con ironia ed estrema grazia. Ma racconta di tante altre cose, compreso il rapporto della protagonista con suo padre, e quelli sono i brani che ho preferito in assoluto. Meravigliosi. Struggenti. E, tanto per cambiare, ben scritti. (E poi c’è il brano su benzinaio del Sillaro, che è un piccolo capolavoro).

Ah, già, dimenticavo: in questo libro, come si evince agevolmente dal titolo, c’è una densità di parolacce che a Bukowski je spiccia casa, come si dice. Ma è scritto così bene, cazzo, che quando arrivi all’ultima pagina ti dici: oh, cazzo, è finito, speriamo che scriva un nuovo romanzo, questa Rimondi, cazzo.

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