“L’Atlante dell’Invisibile” di Alessandro Barbaglia (Mondadori)

“Sai perché non mi convince il modo in cui trattiamo il nostro pianeta, Teresa? Perché non ne sappiamo niente. È fatto al 71 per cento di acqua, capisci Teresa, d’acqua! E noi lo chiamiamo Terra. (…) Significa che l’idea che il mondo sia fatto di qualcosa di fluido, che scorre, si muove e cambia proprio non l’hai capita”.

* * *

“Si fanno così!” rise Elio, e mostrò a Teresa un cacciavite.

“Con il cacciavite?”

“Sì. A stella. Con il cacciavite a stella. Si va su in cielo, in alto, alto, alto, e quando arrivi proprio al limite che te la senti addosso sulla pelle, la notte, allora col cacciavite buchi il buio e senti pufffff. Un po’ si sgonfia, il buio, come un pallone bucato, e vedi la luce che c’è al di là. Che arriva fin da te. Ed ecco che hai fatto una stella.”

* * *

Non mi capita spesso di sottolineare un testo, ma se lo faccio significa che ne sono entusiasta.

La mia copia dell’Atlante dell’Invisibile è piena di sottolineature. Perché Barbaglia sa vedere le cose con un occhio da poeta, o da bambino, o da genio, che poi sono la stessa cosa.

Ma non è solo poeta, bambino, o genio: Barbaglia è anche musicista. Perché la sua scrittura canta. Non c’è una singola frase, un singolo periodo, che non siano scritti in musica, che non suonino perfettamente. Lui scrive su un pentagramma, non su un quaderno a righe. Ed è un piacere leggerlo.

Uno che si definisce “poeta”, a me sta subito antipatico. Ma Alessandro Barbaglia, un poeta, lo è per davvero.

Insomma, dopo aver letto il suo primo libro, La locanda dell’ultima solitudine (bellissimo) mi sono buttata a capofitto su questo. Bellissimo anche lui. Di una bellezza imperfetta, secondo me, perché le cose scritte col cuore, perfette non lo sono mai. Se si sta dietro ai battiti, non si può dar retta anche alle obiezioni di qualche neurone con la mania dell’ordine. Ci sono un po’ troppe storie dentro la storia, ecco. Avrei preferito leggerne una per volta, ciascuna nel proprio romanzo. Ma, forse, l’importante è il profumo che un libro ci lascia addosso. E il profumo dell’Atlante dell’Invisibile è magico, così buono che ti viene da mangiarlo.

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