“Corniche Kennedy” di Maylis de Kerangal (Feltrinelli)

Quando avevo letto, anni fa, Riparare i viventi, della stessa autrice, ne ero rimasta incantata. Una storia difficilissima, narrata attraverso una scrittura incredibilmente forte e vibrante. Bellissimo, tra i miei romanzi preferiti in assoluto.

Così l’altro giorno ho preso il suo ultimo libro: Corniche Kennedy.

Molto, molto bello anche questo. Meno dell’altro, secondo me, perché in questo l’autrice si fa un po’ prendere la mano dalla sua scrittura vertiginosa (così la descrive la traduttrice, e io concordo) e le prime pagine risultano un po’ faticose, troppo cariche. Scritte in modo pazzesco, ma dopo un po’ stancanti. Più avanti invece la de Kerangal si libera da questa specie di responsabilità stilistica, la storia decolla e anche il nostro respiro si fa più lieve.

La trama? Marsiglia. Una banda di ragazzi dai tredici ai diciassette anni si lancia dalla scogliera, sfidando la morte. Un poliziotto li osserva. Ma non è la trama, è la luce che emana questo romanzo, a incantare.

Luccicante, l’ha definito infatti un giornalista su Le Monde. Sì, luccicante, particolare, meravigliosamente raccontato. Da leggere, e rileggere.

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