“E tu splendi” di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli) “Il grido del gabbiano” di Emmanuelle Laborit (Rizzoli) “Eccesso di zelo” di Domenico Starnone (Feltrinelli)

Lo so, lo so, non vale commentare tre libri che non c’entrano nulla tra loro, tutti insieme nello stesso post, ma questa volta va così, vogliatemi bene lo stesso.

 

Di Catozzella avevo letto Non dirmi che hai paura, e mi era piaciuto molto. Invece E tu splendi mi è piaciuto, ma con un ma. Ho la sensazione che uno scrittore bravo come lui avrebbe potuto farne qualcosa di eccezionale. Invece, sì, è un buon libro, ma è un po’ disordinato, ci sono troppe cose, nessuna è veramente al suo posto.

 

Il grido del gabbiano, preso alla mia bancarella dell’usato, è un vecchio libro che va assolutamente letto. Non per lo stile, non per la trama (non è un romanzo, è una delicata e potente testimonianza), bensì per i contenuti, e la passione con cui sono raccontati. L’autrice è nata sorda (che è molto diverso dal divenirlo) e parla della sua vita. Leggetelo, leggetelo, leggetelo. E guardate anche in rete i video della Laborit.

 

Di Domenico Starnone avevo letto Via Gemito, Lacci e Scherzetto, e mi erano piaciuti. Bello anche questo, particolare, morboso. Uscito nel ’93, quindi vecchiotto anche lui, l’ho scovato alla bancarella insieme a Il grido del gabbianoe a un altro di Houellebecq che ho iniziato a leggere ieri sera e di cui vi dirò (per ora: bellissimo, ma sono solo all’inizio). È bravissimo, Starnone, davvero. Da leggere.

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