“Manhattan Beach” di Jennifer Egan (Mondadori)

Leggere questo romanzo è stato come andare al cinema a vedere uno di quei filmoni sugli anni Trenta e Quaranta, con le navi da guerra, i marinai, Brooklyn, il jazz, i gangster, le bionde platinate alla Jessica Rabbit. Non perché sia scritto come una sceneggiatura, ma perché la storia è molto visiva, forse un po’ troppo, a scapito delle emozioni.

La protagonista è Anna, la prima donna palombaro della storia. Le parti in cui lei si immerge con lo scafandro, le ho trovate davvero avvincenti, avrei voluto che non finissero mai. Le parti sulle dinamiche emotive dei personaggi, insomma, le ho trovate tagliate un po’ con l’accetta.

È comunque un romanzo interessante, ben scritto, ricco di dettagli tecnici mai noiosi. Perde un po’ il rigore narrativo nelle ultime cento pagine (su un totale di cinquecento), con un paio di soluzioni non perfettamente credibili, ma resta solido e ben fatto.

Per l’ambientazione, e per la precisione quasi maniacale dei dettagli, mi ha ricordato Vita di Melania Mazzucco, che però mi è piaciuto e mi ha coinvolto infinitamente di più.

Manhattan Beach quindi è da leggere? Secondo me sì, se si fa finta di essere al cinema a vedere un bel colossal che dura parecchio. 🙂

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