“A che punto è la notte” di Fruttero&Lucentini (Mondadori)

Durante le prime centocinquanta pagine ho dubitato di portare a termine la lettura, considerando che me ne aspettavano altre quattrocentocinquanta, di pagine, stampate a caratteri piccoli piccoli e fitti fitti. E se fossero state pesanti anche quelle? Poi, di colpo, mi sono innamorata di questo romanzo. Gli indizi, i sintomi dell’innamoramento c’erano già anche durate le prime, suddette, famigerate e mortifere centocinquanta pagine, perché la scrittura di Fruttero&Lucentini è meravigliosa, con quell’ironia sottile ed elegante e fulminante, quella che, appunto, mi fa innamorare di libri e persone. Però c’erano anche la noia, la fatica di alcuni brani, persino una certa autocelebrazione degli autori, che mi davano fastidio. A che (cazzo di) punto è, la notte? mi chiedevo esausta e irritata.

Invece sono felicissima di averlo letto tutto, è uno splendido poliziesco, ricco di colpi di scena, strutturato perfettamente, colto, interessante, geniale, divertente. Noiosetto all’inizio, sì, certo, ma poi incantevole.

Ora che sono arrivata alla fine, ripenso a quelle centocinquanta odiate pagine, e amo pazzamente anche quelle. Proprio vero che l’amore è una cosa strana.

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