“Pulvis et umbra” di Antonio Manzini (Sellerio)

La mia amica Simona mi aveva detto: secondo me Manzini ti piace. La prima volta, per distrazione, ho comprato, anziché Manzini, Malvaldi, ma l’altro giorno finalmente un Manzini vero me lo sono portato a casa. 🙂 Poi, complice un’influenza micidiale che mi ha costretto a stazionare per ore sul divano abbracciata alla coperta di pile e all’immancabile gatto da lettura, ho letto il suo Pulvis et umbra in un paio di giorni. Certo, avrei dovuto cominciare dal suo primo libro su Rocco Schiavone, ma i suoi sono romanzi autonomi, come certe serie televisive, che se anche ne vedi una ogni tanto capisci lo stesso.

In questo periodo, casualmente e stranamente, sto leggendo parecchi polizieschi.

Questo è ben scritto, brillante, percorso da una bella ironia. Una storia (duplice) interessante, ben costruita. Forse, in quanto duplice, un po’ lunghetta, o forse è colpa dei miei trentanove gradi di febbre, non so.

Mi è piaciuto? Sì.

Ne leggerò altri suoi? Non credo. L’unico autore di polizieschi di cui leggerei tutto, nonostante il genere non sia tra i miei preferiti, è Alessandro Robecchi. È un giudizio molto soggettivo, la qualità, obbiettivamente, è alta per entrambi, ma il modo di raccontare di Robecchi mi fa sentire sempre a casa. Una casa sobria, elegante, sempre col camino acceso.

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