“Follia maggiore” di Alessandro Robecchi (Sellerio)

La macchina fa il suo rombo continuo e tranquillo, il buio le sfreccia intorno, l’autostrada è quasi sgombra, i camion scorrono via come i grani di un rosario, come i piattini di sushi sui nastri trasportatori al bancone“.

Capito perché io amo Robecchi? Non dice che l’auto, banalmente, sfreccia, dice che è il buio a sfrecciarle intorno. E l’accostamento rosario-sushi? Dai, scrive proprio bene, quest’uomo, e vi ho citato solo le prime quattro righe del suo nuovo romanzo.

Finito di leggere ieri sera, e ovviamente, come sempre con Robecchi, apprezzato molto. Non solo per la scrittura, anche per la storia in sé, e soprattutto per l’intimità che l’autore crea tra noi e i suoi personaggi, con un lessico famigliare che poi diventa anche il nostro, mentre ci viene fornita la chiave d’accesso per tradurre i codici di quelle piccole conversazioni segrete, o di quei pensieri che sono un po’ dei tormentoni, comuni a persone di carta o di carne.

Un poliziesco ambientato a Milano, nella pioggia, tra i rimpianti dei personaggi, esplorando il mondo dell’usura, quello della lirica, e quello della gente qualunque.

Interessante, profondo, da leggere. Perfetto col freddo di questi giorni.

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