“Il morso della reclusa” di Fred Vargas (Einaudi)

Fred Vargas è sempre Fred Vargas, e io amo questa eccellente autrice. Poi, Il morso della reclusa secondo me non è uno dei suoi migliori romanzi, ma l’ho letto comunque con molto interesse e divertimento.

Tre anziani sono stati uccisi da un ragno velenoso, detto la reclusa perché se ne sta sempre nascosto. E, se se ne sta sempre nascosto, è molto difficile che morda qualcuno, tranne in situazioni particolari. La morte dei tre anziani sta per essere comunque archiviata come una fatalità, ma qualcuno non è convinto. “Nebbioso, beccheggiante, indolente. Sempre perso nelle sue vaghezze. È il commissario Adamsberg, capo dell’Anticrimine al tredicesimo arrondissement parigino”.

Il modo in cui l’autrice dipinge il commissariato è sempre delizioso, da Mercadet che soffre di ipersonnia e deve dormire ogni tre ore, al gatto che staziona sulla fotocopiatrice ma mangia solo se viene portato in braccio al primo piano, a Veyrenc che ha quattordici ciocche di capelli rosse e le altre nere, per via di un fatto accaduto da ragazzino, alla famiglia di merli in cortile nutrita a lamponi e plum-cake, a tutti gli altri, fino ovviamente al commissario stesso. Personaggi bizzarri, ma descritti con sorprendente sobrietà ed eleganza. Le sue trame sono sempre intriganti, raccontate con cura, immerse in un’atmosfera densa di scorie, di nebbia, e arrivano fino a noi attraverso la mente per niente lineare, e del tutto irrazionale, del protagonista.

È brava, Fred Vargas, è brava davvero.

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