“Donna per caso” di Jonathan Coe (Feltrinelli)

Abbiamo trovato un accordo, io e il signore che gestisce la bancarella dei libri usati vicino a casa mia. Io gli porto i romanzi che reputo indegni di occupare spazio a ufo negli scaffali strapieni della mia libreria, e lui me ne dà altri. Facciamo scambio, insomma. Così, in cambio di uno sciapo best seller, ho preso Donna per caso.

Di Coe avevo già letto La famiglia Winshaw e La casa del sonno, che mi erano piaciuti. Questo piccolo romanzo mi ha molto colpito: per la protagonista, Maria, una ragazza con un carattere molto particolare e inedito, e per lo stile della narrazione, con quell’umorismo sottile ed estremamente british che adoro. “Jonathan Coe vi mette a disposizione un suo doppio comico – il narratore – un io solerte e meditabondo, compassato e invasivo” dice la quarta di copertina. Di più: l’autore si intrufola nel suo stesso racconto (lo fa in modo simile anche Pennac nel suo delizioso Ernest e Celestine) e condivide con noi i suoi dubbi stilistici, le sue scelte narrative, fino a confessare con candore, a un certo punto, che vuole concludere la storia di Maria perché non ha più nulla da dire. Ha tantissimo da dire, ovviamente, e lo dice benissimo.

Un bel libro, particolare, e scritto (e tradotto) splendidamente.

Mi è arrivato per caso, ed è stato un caso fortunato.

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