“Misteriosa” di Elisabetta Gnone (Salani) e “Il figlio prediletto” di Anna Nanetti (Neri Pozza)

Non c’entrano nulla, lo so. È che li ho letti uno dietro l’altro, senza nemmeno un caffè di pausa, e allora mi viene da parlarne insieme. Ma, pensandoci, invece c’entrano eccome. Per contrasto, ma c’entrano moltissimo.

 

Misteriosa è un libro per ragazzi, ma anche per adulti (Per diventare splendidi adulti occorre restare un po’ bambini, cito dal romanzo, pur senza sentirmi né splendida né adulta). Tra i libri che ho letto della Gnone, è il mio preferito. Delicato, intelligente, originale. Ben scritto. Un po’ troppo perbenino e didattico, ma davvero delizioso. Racconta del desiderio di fuggire dalla realtà attraverso la fantasia.

 

Il figlio prediletto è un bel romanzo. Due storie di ragazzi, un po’ più grandi di quelli di Misteriosa e, altro che perbenino. Ragazzi disperati, ragazzi immersi in una realtà terribile dalla quale tentano di fuggire, ma qui la fantasia non li può aiutare.

 

Mi sono piaciuti entrambi,  e ve li consiglio.

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“Becoming” di Michelle Obama (Garzanti)

La mia anima pigra e paracula mi invita sempre a imparare le cose leggendole romanzate. E così, appena è uscito Becoming, l’ho comprato. Come immaginavo, ho imparato un sacco di cose. Ma, ahimè, ogni tanto mi sono anche annoiata. Non per i contenuti, ma perché alcuni sono ripetuti centocinquantamila volte. Michelle, o chi per te, sono pigra, ma non sono scema. Se mi dici una cosa una volta, me la ricordo, non c’è bisogno di farmi un memo di due pagine così spesso.

Altro problemino, questo assolutamente personale, non ho empatizzato con l’autrice. Io, a differenza sua,  non sono ambiziosa, non amo pianificare, e detesto lo sport. Quindi non ho sentito quella bella sensazione di essere tutt’uno con chi mi racconta una storia. Ma, ripeto (toh, mi ripeto anch’io 🙂 ) questo è un fatto assolutamente personale.

In sé il libro è molto, molto, molto interessante, e vale la lettura. Anzi, lo consiglio proprio. E consiglio anche, ma non dite a nessuno che ve l’ho detto, di farsi un regalo: saltare senza sensi di colpa le parti ripetitive. A me, di questo testo, ne sarebbe bastata la metà. Ma, come dicevo all’inizio, io sono pigra e paracula. 🙂

“La bambina che trovava le cose perdute” di Patrizia Emilitri (Sperling&Kupfer)

E poi ci sono i romanzi onesti, freschi, schietti. Riposanti. Scritti con cura. Privi di furbizia. Veri. Una boccata d’aria fresca. Come La bambina che trovava le cose perdute. Romanzi che raccontano le piccole cose di paese, quelle che, a una irriducibile cittadina come me, insegnano tanto su realtà che ignoro praticamente del tutto.

La bambina che trovava le cose perdute è una bella, piccola storia. Con un’idea di fondo intelligente, originale e per niente gratuita, che regge benissimo per tutte le quasi trecento pagine.

È una storia che si legge con piacere, la scrittura è molto visiva (come si invita a fare nelle lezioni di scrittura creativa: Show, don’t tell). I dialoghi, con quell’impronta padanissima, molto credibili. Ci sono, a mio avviso, un paio di capitoli non proprio all’altezza degli altri, che forse si potevano togliere, ma è un peccato veniale.

Noemi, la protagonista, ha un dono: quello di trovare gli oggetti che gli altri smarriscono. Eh, cari miei, ma non è così semplice portare un dono del genere sulle spalle. È un dono pesante.

E quando qualcuno in paese ruba il segnatempo? Le cose si complicano ancora di più. Già, ma cos’è un segnatempo? E cosa ne pensa Ulisse, l’albero amico di Noemi, di tutta questa situazione?

Prendetevi un paio di pomeriggi di pioggia, mettetevi belli comodi sul divano, e scopritelo.

“Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman (Garzanti)

Dieci e lode per la scrittura. Sei meno per la trama.

Ma io sono una che, se anche la trama è bella, soffre tremendamente se la scrittura è sciatta.

Quindi, brava Gail Honeyman, autrice al suo primo romanzo. Dice che ne sta scrivendo un altro, che si svolge in Scozia negli anni Quaranta, e lo leggerò di sicuro, così mi terrò la splendida scrittura e otterrò una trama nuova.

È davvero brava a scrivere, questa donna. E ha anche un delizioso, sottile e acuto senso dell’umorismo, che sa dosare con eleganza.

La storia: Eleanor Oliphant (amo l’autrice già solo per la scelta del nome) è una donna di trent’anni un po’ strana. Parecchio strana. Vive e lavora a Glasgow, in totale solitudine e in totale inadeguatezza. Ma Oliphant non è il suo vero cognome. Gliel’hanno cambiato per proteggerla da un passato terrificante.

La sua vera storia viene svelata con sapienza, centellinata, qualche indizio qua, qualche ipotesi là, lungo tutto il romanzo. Fino quasi alla fine.

Un libro mai noioso, che ho letto volentieri. A volte piacevolmente stupita per lo stile, a volte provando forte empatia con l’autrice. Protestando un po’ per la trama, ma vabbe’, sono un’esigentona.

“Il monaco di Mokha” di Dave Eggers (Mondadori)

Caro Davidino, tu lo sai che ti amo, che il tuo L’opera struggente di un formidabile genio mi è piaciuto fino alla commozione, che ho gradito anche The Circle ed Eroi della frontiera.

Adesso vuoi sapere che reazioni ho avuto leggendo Il monaco di Mokha? Premetto che è un periodo in cui molti degli autori che amo mi deludono, e davvero magari non siete voi ma sono io.

Comunque. Primo terzo del tuo libro: Uh, ma dai, che storia interessante e originale.

Secondo terzo: Ehi, Dave, ma che palle con ‘sto caffè, neh.

Terzo e ultimo terzo: Oh, finalmente la storia si anima, bella, mi piace, è interessante e la lettura scorre che è un piacere. Finito, peccato.

Però quel secondo terzo, Davidino, che due palle. Senti, ma lo dovevi proprio scrivere tutto tuttissimo? No, perché l’intero tomo consta di circa trecentocinquanta pagine scritte in piccolo, quindi il secondo terzo non è mica un bruscolino.

Vabbe’, ti amo lo stesso, e ora guardo il bicchiere mezzo pieno: Il monaco di Mokha è una storia vera, quella di un americano con origini yemenite che ha un sogno, il suo sogno riguarda il caffè, ed è un sogno talmente folle e adorabile che lo realizza. Il tutto, raccontato da un formidabile genio. (A parte quel pippone sul caffè nel secondo terzo, scusami se insisto).

Ciao, Davidino, grazie, se scrivi qualcos’altro lo leggo.

“La ballata di Adam Henry” di Ian McEwan (Einaudi)

McEwan mi piace. L’inventore di sogni, Espiazione, Chesil Beach, Miele, ma soprattutto (soprattuttissimo)  Nel guscio Il giardino di cemento mi sono piaciuti. Così, siccome de La ballata di Adam Henry sta uscendo il film (Il verdetto), mi son detta: lo leggo. Così poi posso dire che il film è meno bello del libro, come da tradizione. 😛

Un bel romanzo, molto, per quanto riguarda il suo cuore, cioè il rapporto tra il giudice Fiona e Adam, il ragazzo malato che ha bisogno di una trasfusione di sangue ma è un Testimone di Geova e quindi secondo la sua fede non può accettarla.  Quella parte è veramente bellissima, ricca di sensibilità e intuizioni ed emozioni. Anche la parte che racconta del matrimonio in crisi di Fiona è pregevole. Il contorno, diciamo, l’ho trovato invece un po’ pedantuccio e noiosetto, come McEwan ogni tanto sa essere.

Forse nel film le parti pedantucce e noiosette non le sceneggeranno, così per una volta potrò dire: meglio il film. Chissà.

“L’assassinio del commendatore” di Murakami Haruki (Einaudi) – Libro primo

Mah. E chi dice mah, cuor contento non ha.

Di Murakami ho letto parecchi romanzi, Nel segno della pecora, Norwegian wood, L’uccello che girava le viti del mondo, La fine del mondo e il paese delle meraviglie, Dance dance dance, forse qualche altro ancora, e ovviamente 1Q84. Li ho amati tutti.

L’assassinio del commendatore, no.

E non credo che leggerò, essendo questo il libro primo, il seguito.

Non so. O sono cambiata io come lettrice, o è cambiato lui come scrittore. O magari entrambe le cose. O nessuna.

Fatto sta che l’ho trovato noiosetto, ripetitivo, freddo.

Non c’è mai stato un momento, durante la lettura, in cui mi sia emozionata: né per le idee, né per la scrittura.

E insomma, è successo. Il primo romanzo di Murakami che non mi è piaciuto è arrivato. Insieme all’autunno. Uffa.