“Prima di me” di Julian Barnes (Einaudi)

Bello, a tratti anche geniale. Però antipatico.

Può essere antipatico, un libro? Per me sì.

Di Barnes avevo letto il prezioso Una storia del mondo in 10 capitoli e 1/2, così, quando ho visto in libreria Prima di me, mi son detta: lo compro subito. Senza accorgermi (ah, gli acquisti impulsivi) che non è un nuovo romanzo dell’autore: l’ha scritto nel 1982. E che il titolo originale è Before she met me: secondo me molto più interessante e adatto, ma temo meno efficace dal punto di vista del marketing (mi riferisco al frastuono mediatico del best seller Io prima di te).

Comunque. Un bel romanzo, morboso nei contenuti (un placido insegnante di storia impazzisce per la gelosia retroattiva nei confronti della sua seconda e amata moglie), ma per niente morboso nella forma. Freddo, freddissimo. E molto, molto snob, con quel piglio intellettualoide che personalmente mi infastidisce parecchio.

Ma è anche un romanzo geniale e tremendamente acuto, a volte irresistibilmente ironico, lo devo ammettere.

Ma, ancora, di trame del genere ne ho lette tante altre. Scritte però con maggior umanità, poesia, e meno antipatia.

Ecco.

Non è che l’abbia trovato brutto, assolutamente, anzi. Ma antipatico, molto.

Annunci

“Uomini nudi” di Alicia Giménez-Bartlett (Sellerio)

Io adoro questa autrice. Ho letto quasi tutto quello che ha scritto, e il mio (suo) libro preferito, davvero meraviglioso, rimane Dove nessuno ti troverà (leggetelo, leggetelo, leggetelo).

Comunque anche Uomini nudi mi è piaciuto molto. Magari, ecco, invece di quattrocentoquaranta pagine me ne sarebbero bastate trecentoquaranta, perché in certi punti l’ho trovato un po’ ripetitivituccio, ma insomma io amo la Giménez-Bartlett e basta.

Uomini nudi (ma nudi per davvero, eh) racconta di un giovane professore di letteratura, illuminato e morigerato, che si trova all’improvviso disoccupato. E, per una strana combinazione, esce dalle rime in -ato e si trova a fare lo spogliarellista e l’escort.

Poi accadono un sacco di altre cose, compreso un colpo di scena tosto, ma, a parte la trama, è un romanzo scritto molto molto molto bene, e con una profondità di analisi dei personaggi rara.

Diciamo che, con cento pagine in meno, l’avrei definito un romanzo perfetto. Quelle cento pagine in più, gliele perdono perché la Giménez-Bartlett è la Giménez-Bartlett, e perché la carta con cui Sellerio pubblica i suoi libri è liscia e setosa che manco la lingérie di una spogliarellista. 😉

“Accendimi” di Marco Presta (Einaudi)

Che peccato. Una bellissima idea raccontata con un’ottima scrittura e una splendida ironia, e una conclusione così frettolosa, svogliata, forzata.

Per tutto il romanzo ho pensato: ma guarda com’è bravo l’autore a dosare la storia, a raccontarla senza spiegarla troppo, a mostrare sempre di più man mano che si va avanti a leggere, mantenendo un bell’equilibrio tra magia e realtà, tra detto e non detto. Così si fa.

E invece no. Ha organizzato una spiegazione di corsa, quasi si fosse disamorato del suo manoscritto, dimenticando tra l’altro di farmi conoscere meglio un paio di personaggi e tirandone fuori un altro così, di botto, un deus ex machina, okay, ma insomma uffa. Mancano almeno cinquanta pagine, per finire davvero e bene questo romanzo.

 

Peccatissimo. Anche perché L’allegria degli angoli, sempre di Marco Presta, l’avevo letto e mi era piaciuto tanto, dall’inizio alla fine, ed ecco il motivo per cui l’altro giorno ho comprato questo, carica di entusiasmo e aspettative.

 

Insomma, se volete leggere un bel romanzo, scegliete Accendimi fermandovi prima delle ultime venti o trenta pagine, e immaginatevi voi, con calma, come finisce. Va benissimo: anche così merita di essere letto, e si salvano poesia e magia.

 

Se invece lo volete leggere fino alla fine, e poi come me ci rimanete male, non dite che non vi avevo avvisato. 😉

 

 

 

“Non ci resta che correre” di Biagio d’Angelo (Rizzoli)

Chi mi conosce bene sa che per terrorizzarmi basta dirmi: “Discipliiiinaaaa, sacrifiiiiciiiii, alzarsi presto la mattiiiiinaaaa”. Eppure, Non ci resta che correre, dove le tre suddette minacce sono le fondamenta del testo, l’ho letto davvero volentieri, per niente terrorizzata, anzi.

È un libro dedicato a quelle persone che escono di casa all’alba e vanno a correre per chilometri. I cosiddetti runner. Ma non soltanto a loro: è un testo ricco di belle riflessioni sulla corsa, e anche sulla vita. La scrittura è fresca e scorrevole, e non ci si annoia mai. È anche pieno di parti tecniche, ma sono raccontate così bene e con intelligenza, da risultare interessanti. Mentre lo si legge, anche ai pigri più irriducibili viene quasi (ho detto quasi, eh) voglia di provare a correre, a entrare in quel mondo di marziani che fanno fatica, una fatica tremenda, una fatica assurda, ma ne sono felici e non vedono l’ora di farne ancora. (Non per niente un’associazione di runner si chiama, per l’appunto, Podisti da Marte).

Risultano simpatici, questi marziani. Risulta simpatico l’autore, che ho conosciuto capitando alla presentazione del suo libro.

Io resto terrestre, e se corro è soltanto per accaparrarmi l’ultima fetta di crostata nella pasticceria sotto casa, però vi consiglio, se siete marziani o solo curiosi di scoprire nuovi mondi alieni, di leggere questo libro. A correre si fa fatica, a leggerlo no. 🙂

“L’amico di famiglia” di Irwin Shaw (Bompiani)

Pescato senza grandi aspettative alla bancarella dell’usato. L’avevo catalogato mentalmente tra i libri di riserva, da tenere lì che non si sa mai. Catalogazione errata: L’amico di famiglia, l’ho divorato.

Scritto nel 1981 da un autore nato nel 1913, si legge senza sentire il peso del tempo. La scrittura è scorrevolissima e moderna (Shaw è un celebre drammaturgo, oltre che romanziere. Suo, tra gli altri, il famoso I giovani leoni, del 1948).

La trama è originale e perfettamente costruita. “New York, un venerdì sera in casa Strand. L’atmosfera è la solita: Allen, cinquantenne professore di storia, osserva fiero e compiaciuto la bella moglie Leslie; Eleanor, giovane e attraente career-woman, stuzzica il fratello Jimmy che ha scelto di vivere libero con la sua chitarra. All’improvviso, il campanello della porta: è Caroline, la figlia minore, che sorregge uno sconosciuto. Sono entrambi coperti di sangue”. Niente di grave, ma quel sangue scorrerà, per un anno intero, in varie forme, metaforiche e non, tra gli Strand. Fino ad assumere un ruolo purificatorio e sorprendente.

Un bel romanzo, che non annoia mai. La curiosità divorante di scoprire fino a che punto Russell Hazen, lo sconosciuto diventato poi un amico, si insinuerà nella famiglia e nelle sue dinamiche, tiene davvero incollati alle pagine. E il passato di drammaturgo di Shaw rende i dialoghi e le scene davvero godibili.

Bello, da leggere.

“Il grande elenco telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso) di Gianluca Neri (BUR)

Avete presente quando iniziate a leggere un nuovo romanzo e non vi prende? E allora ne provate un altro e, niente, nemmeno quello vi piace?

A me è successo l’altra sera. Un libro l’ho scartato dopo tre pagine, sbuffando insofferente. Con l’altro mi sono avventurata fino a pagina quaranta: volevo dargli (e darmi) ancora una possibilità, ma non c’è stato verso.

Così ho guardato dritto negli occhi Il grande elenco telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso) che tengo sullo scaffale dei miei libri preferiti, accanto al letto, e mi son detta: Okay, ti rileggo per la terza volta, con te vado sul sicuro.

Dopo mezz’ora svegliavo il vicinato con le mie risate. Lo stesso la sera dopo.

Ma Il grande elenco telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso) non è soltanto un libro satirico: è soprattutto geniale. Davvero. No, dico, avete mai letto un romanzo di fantascienza, molto articolato peraltro, che viene raccontato al lettore esclusivamente attraverso il dialogo tra due personaggi che parlano al telefono? Senza voce narrante, senza soporifere descrizioni di com’era il cielo, di com’erano le nuvole, e di com’era eventualmente la galassia? Solo loro due, uno (il terrestre) dal suo cordless, l’altro (l’alieno) da una cabina telefonica. E le cose che si dicono, signori miei. E come le dicono. A volte in maniera sottile e acuta e rivoluzionaria, a volte in modo così sgangherato che quasi commuove. Una delizia.

Il grande elenco telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso) è un tributo a Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams. Ma è anche un tributo all’intelligenza e al buon umore.

Ovvio, per apprezzarlo completamente è meglio essere dotati di uno spiccato senso dell’umorismo, di una venerazione per Douglas Adams, e di uno spirito inguaribilmente infantile. Però, anche se non aveste questo allegro arsenale nel vostro dienneà, vi perdereste, sì, le risate, ma apprezzereste comunque il romanzo per la sua straordinaria intelligenza.

O per la sua efficacia quando vi sentite molto malmostosi. Questo libro è in grado di restituirvi la fiducia nella specie terrestre.

(Ah, tra l’altro è stato il primo romanzo in assoluto scritto in progress, prima di diventare un libro di carta, su Facebook, e seguito da oltre diecimila fan. Anche questo è genio).

P.S. Che poi, mentre mettevo i tag, ho visto che c’erano già, quindi probabilmente di questo libro, qui su Colibrì, ne ho già parlato. Ma ogni rilettura è una nuova lettura. 😉

“Biografia della fame” di Amélie Nothomb (Voland)

“Una divorante fame di vita per un’autentica, singolare, eccentrica autobiografia. Gli anni del nomadismo familiare al seguito del padre diplomatico: Giappone, Cina, Bangladesh. Il tutto raccontato con una lingua che ha raggiunto la piena maturità. Un libro toccante e bellissimo” dice la quarta di copertina. Confermo. E aggiungo: è anche un libro molto elegante, a volte irritante, ma sempre interessante, che si legge in due sere, con la fame di leggerne ancora e ancora e ancora. Mi ha ricordato un pochino La più amata, di Teresa Ciabatti.

Bello, sono contenta di averlo incontrato.