“La moglie” di Jhumpa Lahiri (Guanda)

Mi ero detta: uff, il solito libro indiano, tutto fiori e luna e amore. Invece è un romanzo bellissimo. Ma bellissimo-bellissimo. Ne sono entusiasta. E, sì: l’amore, la luna, i fiori ci sono, ma trattati in un modo originale, sobrio e intelligente.

Una storia ricca, un background molto interessante, una scrittura elegante. Non un attimo di noia, in queste quattrocento pagine. Soltanto ammirazione sconfinata per l’autrice.

Un romanzo come dovrebbero essere tutti i romanzi. I romanzi sul serio, intendo, non la solita fuffa.

Leggetelo, mi raccomando.

“Tutta la verità su Ruth Malone” di Emma Flint (Piemme)

“Si legge d’un fiato”, dice la quarta di copertina. Verissimo. “Fa battere il cuore”. Mica tanto. Non è un thriller di quelli con colpi di scena e, appunto, batticuori. Però è una lettura gradevolissima (be’, l’argomento è meno gradevole, ovvio, sono stati uccisi due bambini) fatta di scrittura curata e scorrevole, di sensibilità e di sobrietà.

New York, 1965. Ruth, una ventiseienne bella e sensuale, è odiata dalle vicine di casa. Perché? Be’, perché loro si aggirano in vestagliette e bigodini, meste e rancorose verso la propria vita. Ruth invece splende. Splende di luce propria, perché non avrebbe, a ben guardare, grandi motivi per luccicare così. Ma quel po’ di luce che emana, soprattutto quel sex appeal incredibile, disturba la società dell’epoca. (Non che adesso si sia molto più aperti, ma lasciamo perdere).

Fino al punto da. Niente. Non posso dirvelo.

Mi è piaciuto. Il finale un po’ meno, perché è, come si dice, un po’ tirato via.

Però leggete questa autrice esordiente, è brava. Tutta la verità su Ruth Malone è perfetto per le domeniche pomeriggio un po’ pigre e pigiamate. Mi raccomando, almeno voi, niente bigodini. 😉

“Amsterdam” di Ian McEwan (Einaudi)

Senti, Ian, in questi anni mi hai affascinato con L’inventore dei sogni, L’amore fatale, Espiazione, Sabato, Chesil Beach, Solar, Miele, La ballata di Adam Henry. E soprattutto mi hai stregata con Il giardino di cemento e Nel guscio. Oggi ho finito di leggere Amsterdam e, puf.

Puf, nel senso che non so se ti amo ancora.

Non mi è piaciuto, il tuo Amsterdam. Ecco, te l’ho detto. L’ho trovato un po’ noiosetto, sai? E anche spettinato. Nel senso che la struttura che gli hai dato è imperfetta, la messa in piega si è afflosciata in fretta, è affiorato un po’ di crespo e qualche millimetro di ricrescita.

Scusami, ma come lettrice sono pignola. O meglio: se l’avesse scritto un altro, questo tuo romanzo, avrei detto carino. Ma l’ha scritto tu. E allora ci rimango male.

Va be’, magari è colpa mia che sono di cattivo umore in questo periodo. Uhm.

Ciao.

“L’animale che mi porto dentro” di Francesco Piccolo (Einaudi)

Bellissimo l’inizio, bellissima la fine.

Tutto il resto, l’ho trovato, nonostante l’argomento, nonostante tutto, un po’ distante. Interessante, senz’altro. Originale, anche. Ma non mi ha preso, come si dice.

È tra il saggio e il mémoir, questo libro. Non è un romanzo. Quindi non è prevista l’emozione. Eppure ultimamente ho letto parecchi saggi di etologia (a proposito di animali che ci portiamo dentro) che mi hanno emozionato moltissimo. Qui non è scattata l’empatia, ecco.

Comunque: ovviamente ben scritto, ben fatto, e tutto il resto. Francesco Piccolo è molto bravo. Se non ci fosse stato quel finale così intelligente, amaro e ironico, avrei detto bah. Invece dico beh, sono contenta di averlo letto. Non contentissima, ma contenta.

Ah, di cosa parla? Di come sono fatti veramente-veramente-veramente gli uomini. Con una teoria sul branco che in parte accolgo, in parte no.

“Acqua passata” di Valeria Corciolani (Amazon Publishing)

Valeria Corciolani ha una scrittura deliziosa. Ma deliziosa veramente.

Ogni tanto, leggendo questo libro, mi fermavo a pensare, ammirata, al geniaccio di questa autrice così brava a inventarsi espressioni originali e metafore esilaranti.  Peccato non averle sottolineate, ve le avrei riportate qua molto volentieri. Mi sa che dovete leggere il libro e trovarle voi. 🙂

La storia di questo poliziesco ambientato a Chiavari è molto carina. E, di nuovo, piuttosto originale nella scelta dei personaggi. (Tra i quali una colf dai fianchi robusti e dalla mente sottile capace di leggere la realtà più lucidamente di Sherlock Holmes). Sono meno entusiasta del plot, invece, che ha un paio di punti deboli, secondo me. Un po’ tirati per i capelli, ecco. Ma la lettura è talmente piacevole, grazie allo stile frizzante e curato della Corciolani, che si perdona qualche fragilità.

Ve lo consiglio? Sì, se avete voglia di leggere qualcosa di veramente ben scritto e fresco.

“Rumore bianco” di Don De Lillo (La Biblioteca di Repubblica)

Bellissimo, davvero bellissimo.

A parte una mia lieve crisi isterica verso pagina 300, quando le discussioni filosofiche tra i due studiosi si sono dilungate un filino troppo, è un romanzo davvero splendido.

Scrittura eccellente, storia interessante. Impegnativo, questo sì. Ma la crisi isterica di pagina 300 e dintorni è ripagata da un romanzo incantevole, di livello altissimo.

Confesso che, di Don De Lillo, non avevo ancora letto nulla. Sono felicissima di questo incontro, che devo alla mia solita bancarella dell’usato, dove trovo anche titoli non recenti, che non urlano dagli scaffali delle librerie.

È la storia di una famiglia americana e di una nube tossica che invade i loro polmoni e le loro vite, stravolgendole. Ma non è solo questo: c’è tantissimo, in questo libro. Compreso il genio di Don De Lillo.

Se avete voglia di una lettura impegnativa e amate i libri davvero belli, leggetelo. Tanto, se a pagina 300 vi coglie un istinto omicida, sapete che non siete soli. 🙂 E comunque passa subito, promesso.

“Diario di un cinico gatto” di Daniele Palmieri (Salani)

Era un romanzo autopubblicato, poi Salani l’ha adottato.

Carino, molto. Pieno di riferimenti letterari e filosofici, pieno di idee.

Probabilmente un editor e una casa editrice, fin dall’inizio della stesura, avrebbero aiutato l’autore a evitare qualche piccola ingenuità stilistica o di struttura. Ma resta un romanzo gradevolissimo, molto La collina dei conigli, con un bel senso dell’umorismo e una profonda conoscenza dei felini.

Daniele Palmieri ha solo ventiquattro anni, ed è già parecchio bravo, secondo me. Spero continui a scrivere, perché gli riesce proprio bene. Voi intanto, se amate i gatti e le storie rocambolesche, leggetelo. Sono quattrocento pagine senza una riga di noia.